I NOSTRI SPETTACOLI

Trasportare uno spettacolo…

Lo facciamo ormai da tanto e con la stessa attenzione e accuratezza di 70 anni fa….e già perchè quella del trasporto di spettacoli teatrali è stata una passione/lavoro tramandato nel tempo da padre in figlio.

Professionalità

Mettere in piedi uno spettacolo vuol dire affidarsi non solo a dei bravi attori ma anche a dei collaboratori cui delegare “di tappa in tappa” un lavoro scontato ma difficilissimo: quello di ricreare la stessa scena in spazi diversi ….

Passione

E’ per questo che i “nostri” spettacoli hanno successo: parte tutto dal “principio”…ovvero dalla giusta organizzazione di cose e spazi…

I NOSTRI SPETTACOLI

Trasportare uno spettacolo…

Lo facciamo ormai da tanto e con la stessa attenzione e accuratezza di 70 anni fa….e già perchè quella del trasporto di spettacoli teatrali è stata una passione/lavoro tramandato nel tempo da padre in figlio.

Professionalità

Mettere in piedi uno spettacolo vuol dire affidarsi non solo a dei bravi attori ma anche a dei collaboratori cui delegare “di tappa in tappa” un lavoro scontato ma difficilissimo: quello di ricreare la stessa scena in spazi diversi ….

Passione

E’ per questo che i “nostri” spettacoli hanno successo: parte tutto dal “principio”…ovvero dalla giusta organizzazione di cose e spazi…

I NOSTRI SPETTACOLI

Trasportare uno spettacolo…

Lo facciamo ormai da tanto e con la stessa attenzione e accuratezza di 70 anni fa….e già perchè quella del trasporto di spettacoli teatrali è stata una passione/lavoro tramandato nel tempo da padre in figlio.

Professionalità

Mettere in piedi uno spettacolo vuol dire affidarsi non solo a dei bravi attori ma anche a dei collaboratori cui delegare “di tappa in tappa” un lavoro scontato ma difficilissimo: quello di ricreare la stessa scena in spazi diversi ….

Passione

E’ per questo che i “nostri” spettacoli hanno successo: parte tutto dal “principio”…ovvero dalla giusta organizzazione di cose e spazi…

PINOCCHIO – TEATRO DI MILANO

Già protagonista tra le produzioni del Piccolo Teatro nella stagione 2016/2017, ritorna sulle scene il Pinocchio diretto da Antonio Latella. Il regista si pone davanti a Pinocchio cercando uno sguardo depurato dalle infinite interpretazioni depositatesi per 135 anni sul personaggio di Collodi, cercando, se esiste, quel che finora non è stato visto.

MEDEA – TEATRO DEGLI INCAMMINATI

Un doveroso omaggio al grande Maestro scomparso nel 2015 da uno degli artisti che ha lavorato con lui più a lungo e in maggiore vicinanza (basti ricordare spettacoli impressi nella memoria collettiva come La vita è sogno, Prometeo incatenato, Lolita), e un’occasione imperdibile di rivedere una delle pietre miliari della storia registica e interpretativa del secondo Novecento.

E lo spettacolo, che vide Branciaroli nei panni femminili di Medea, è una pietra miliare della storia del teatro nazionale.

Infatti, se le letture in chiave psicologica di Medea portano a considerare questo personaggio il prototipo dell’eroina combattuta tra il rancore per il proprio uomo e l’amore per i propri figli, e le analisi sociologiche tendono a trasformare la principessa della Colchide in una sorta di precorritrice del movimento femminista, in realtà Medea è il prototipo del minaccioso impersonato da uno straniero, che approda in una terra che si vanta di avere il primato della civiltà. La sua esclusione è dovuta a paura di questa minaccia.

“Medea – leggiamo nelle note di regia di Ronconi – è una ‘minaccia’, una ‘minaccia’ che incombe imminente anche sul pubblico”. Per questo suo essere una creatura misteriosa e mostruosa può anche essere interpretata da un uomo. La sua non è una tragedia della femminilità, ma della diversità.

“Io non interpreto una donna, sono nei panni di un uomo che recita una parte femminile, è molto diverso. Medea è un mito: rappresenta la ferocia della forza distruttrice. Rimettiamoci nei panni del pubblico greco: vedendo la tragedia, saprà che arriverà ad Atene una forza che si accanisce sulle nuove generazioni, i suoi figli: ‘Medea dallo sguardo di toro’, come viene definita all’inizio. Lei è una smisurata, dotata di un potere sinistro.

Che usa la femminilità come maschera, per commettere una serie mostruosa di delitti: non è un caso che la prima a cadere sia una donna, la regina, la nuova sposa di Giasone”.

RIMINI PROTOKOLL – FESTIVAL SHORT TEATRE

È un collettivo di autori e registi tra i più importanti degli anni 2000. Le loro opere si collocano nel regno del teatro, del suono e della radio, del cinema e dell’installazione, in un continuo sviluppo degli strumenti espressivi per trovare prospettive insolite sulla nostra realtà.

Stefan Kaegi realizza rappresentazioni di teatro documentario, spettacoli radiofonici e regie nello spazio urbano sotto le forme più disparate, dando voce a coloro che lui chiama «esperti del quotidiano». Li interroga, li invita a recitare i propri ruoli e, partendo da dispositivi generalmente immersivi, indaga le realtà sociali o politiche del nostro tempo.

Architetto di formazione, Dominic Huber, è regista e scenografo. Le sue installazioni sono spazi che possono spesso essere vissuti dall’interno da un individuo o da un gruppo. Volte verso una realtà aumentata, mirano a intensificare le esperienze sensoriali modificando, attivando e manipolando spazi e situazioni.

L’ORA DI RICEVIMENTO – TEATRO STABILE DELL’UMBRIA

Il professor Ardeche è un insegnante di materie letterarie, la sua classe si trova nel cuore dell’esplosiva banlieue di Les Izards, ai margini dell’area metropolitana di Tolosa: un luogo in cui la scuola è una trincea contro ogni forma di degrado. La scolaresca che gli è stata affidata quest’anno è ancora una volta un crogiuolo di culture e razze: nella convinzione che il vero trionfo sarebbe portare fino in fondo i suoi allievi senza perderne nessuno per strada, il professor Ardeche riceve le famiglie degli scolari ogni settimana. Ed è attraverso un incalzante mosaico di brevi colloqui con questa umanità assortita di madri e padri, che prende vita sulla scena l’intero anno scolastico della classe Sesta sezione C.

“Il personaggio disilluso e vagamente malinconico del prof. Ardeche, congeniale all’eccellente Fabrizio Bentivoglio, si difende con l’ironia, spiazzando gli interlocutori con un linguaggio colto e fiorito di citazioni. La teoria dei suoi avversari, assai ben coordinata dalla regia di Michele Placido, offre parecchie caratterizzazioni gustose da parte di dieci comprimari ciascuno dei quali ha il suo momento.” Masolino D’Amico.

EMILIA – TEATRO DI ROMA

La disconnessione tra le persone e la presenza di amore incondizionato, che resiste al tempo e allo spazio, sono alla base della drammaturgia di Emilia. “Ho iniziato a scrivere Emilia in seguito all’incontro, dopo molti anni, di una signora che era stata mia tata da bambino. Ricordava moltissime cose di me che io avevo completamente dimenticato e questo ha fatto nascere in me una specie di senso di colpa per questa sproporzione dell’amore. Sono sempre stato commosso da quelle persone che hanno un ruolo tale per cui scelgono di occuparsi completamente degli altri. Ecco, il personaggio di Emilia ha bisogno di prendersi cura degli altri. Ed è proprio che qualcuno abbia bisogno di lei che la mantiene in vita.” – racconta il regista Claudio Tolcachir. Emilia è uno spettacolo sulla famiglia, o meglio, sull’aspetto familiare, e su quanto si può generare in un nucleo di persone strettamente connesse, indagando la loro rete segreta di relazioni. Le cose accadono e si narrano quasi allo stesso tempo, il presente, il passato e il futuro si compenetrano vicendevolmente. Così la tata Emilia, incontra per caso, dopo vent’anni, il bambino che aveva cresciuto, divenuto ormai un uomo di successo. La donna subentra allora nella sua nuova complicata famiglia, parlando al pubblico e raccontando la sua storia, mentre i personaggi improvvisamente la includono nei loro dialoghi. Un vortice di sentimenti per uno spettacolo commovente e magnetico. Claudio Tolcachir con questo lavoro dà ancora una volta l’esempio che il teatro, come diceva Stanislavsky, può catturare l’anima, rende più sensibili, più vulnerabili, più delicati, pervasi dalle innumerevoli intense emozioni.

NATALE A CASA CUPIELLO – TEATRO DI ROMA

Ritorna sul palcoscenico del Teatro Argentina Natale in casa Cupiello di Eduardo nella rilettura estrema, coraggiosa, quasi metafisica di Antonio Latella, la produzione di punta del 2014 del Teatro di Roma che ha collezionato grandi successi, premi e riconoscimenti in Italia e in giro per il mondo.

Via di scena l’oggettistica, le ambientazioni, gli interni casalinghi e perfino o’ presepe: restano gli attori e il copione. Perché sì, il testo drammaturgico è rispettato in pieno, fin nella punteggiatura recitata bulimicamente con tanto di chiosa sull’accento da utilizzare. Ma più è fedele la declamazione del testo, maggiore è nei fatti la sua decostruzione a ritmo di cambi musicali: immobile il primo atto, con undici personaggi schierati in proscenio a volto coperto e sovrastati da una gigantesca stella cometa. Roboante il secondo, quello della detonazione, in cui l’istituzione famigliare e il presepe si frantumano a suon di rock, tra lanci di animali di pezza e isterismi domestici. Visionario e immaginifico il terzo, tetro come le nere vesti delle donne conciate a lutto che accerchiano Luca Cupiello nudo al centro della scena in un surreale e caravaggesco presepe di morte e solitudine.

Rivoluzionata anche la caratterizzazione dei personaggi: Luca (Francesco Manetti) è rabbioso nella sua urlata ossessione per il presepe, non più tenero sognatore. Concetta (Monica Piseddu) una donna scavata dalla rassegnazione, che trascina il pesantissimo carro del fallimento della famiglia con lo sguardo perso nel vuoto. La ricordavamo bisbetica e pugnace. Tommasino, (Lino Musella) è fedele all’originale, eppure responsabile del clamoroso colpo di scena finale.

Il “Natale” di Latella è imperdibile perché smuove gli animi e turba, danzando coraggiosamente lungo il confine tra lecito e illecito, libertà artistica e rispetto della tradizione, Brecht e la psicanalisi.

 

RE LEAR – TEATRO DI ROMA

“Lear avviene adesso, nei nostri giorni, in un mondo fluttuante, dove l’economia e la finanza ci spingono da una crisi all’altra. Portandoci con loro…è la storia del potere della successione, di padri e figlie, figli e padri… Lear vuole ritrovare la giovinezza perduta, abbandonare le cure del regno, il peso delle responsabilità, poter vagare con i suoi cavalieri da un palazzo all’altro, fare bagordi e occuparsi solo del proprio piacere; per combattere la solitudine e l’approssimarsi della fine si porta dietro un seguito colorato e chiassoso, di dubbia moralità…questo seguito è rappresentato dal pubblico che fin dall’inizio è chiamato in causa … nel corso dello spettacolo il paesaggio si deforma, dalla favola si passa all’incubo, un viaggio verso le tenebre…”. Così Barberio Corsetti, che immagina il suo spettacolo diviso in tre parti come il regno di Lear: il dramma delle due famiglie, Lear e Gloucester, fatto di interni in cui il pubblico avrà un ruolo attivo; la tempesta, la natura che si confonde con la mente, qui la scena perde i contorni della realtà; la guerra che arriva come una battaglia di soldatini, in cui un re dovrebbe essere salvato dalla figlia che ha cacciato, ma perde lasciando al potere la necessità di ricostituirsi intorno ad un nuovo personaggio”.

SANTA ESTASI  – EMILIA ROMAGNA TEATRO ASSOCIAZIONE

Gli attori e i drammaturghi guidati da Latella durante la scuola di Alta Formazione di ERT, hanno lavorato sul mito e sulle vicende della stirpe degli Atridi. Il risultato è stata la costruzione di un unico grande spettacolo diviso in otto movimenti che danno vita a quella che è stata definita ‘un’estasi teatrale’.

Il punto di partenza è la vicenda degli Atridi, saga che propone il tema della famiglia e delle generazioni a confronto. Padri, madri e figli contemporaneamente presenti come personaggi, ma, tutti, impersonati da un gruppo di sedici giovani attori che rappresentano, di fatto, l’ultima generazione di quelli che possiamo forse definire non solo “figli” ma addirittura “orfani” di una guida, di un padre, di una madre, di un’istituzione che li accolga, di maestri delle precedenti generazioni.

L’estasi cui allude il titolo indica un andare fuori, al di là di sé stessi, esperienza connessa alla divinità di Dioniso, al teatro, ai riti misterici. Ecco allora che entra in gioco il teatro come catarsi, come purificazione. La saga della famiglia degli Atridi ha inizio con una sfida agli dei, basata sul gesto originario di un padre, Tantalo, pronto a sacrificare il proprio figlio Pelope. È una maledizione per l’intera discendenza, che mette in gioco temi quali la contesa del potere, la vendetta, il peso della colpa, la preparazione sorda della catastrofe. Temi che l’ensemble compatto ha affrontato producendo otto spettacoli distinti e concatenati, ognuno dedicato a una figura mitologica, prevalentemente attinti da Euripide e Sofocle, con incursioni in Eschilo e Seneca, e che traggono ispirazione anche da Pasolini e Beckett, da Simone Weil e Angelopoulos per la parte finale.

IL GIORNO DI UN DIO – EMILIA ROMAGNA TEATRO ASSOCIAZIONE

Non si saprà mai se il 31 ottobre 1517 Lutero conficcò veramente sulla porta della Chiesa del Castello di Wittenberg le sue 95 tesi contro la pratica delle indulgenze: resta il fatto che quel giorno l’allora poco più che trentenne Martin Luther stava cambiando non solo la sua ma la vita di tutti noi. Ma oggi cosa rimane nella nostra vita quotidiana, pubblica o privata, di un evento storico che segnò così profondamente l’Europa? In che modo questi testi hanno tracciato il nostro modo di pensare e vivere l’esistenza? Qualcosa di vago, d’indistinto che pur agisce con forza e determinazione segrete, inconsapevoli, indipendentemente dal fatto che si sia atei, cattolici, riformati o semplicemente nulla? Regista colto e raffinato, Cesare Lievi si e ci pone queste domande ne Il giorno di un Dio: il lavoro, di cui è anche autore, si sviluppa su dodici frammenti che si rapportano, giocano e interagiscono tra di loro alla ricerca di una illuminazione che a sua volta alimenta e rimanda ad altre domande, ad altri dubbi. Regista, drammaturgo e poeta, Cesare Lievi divide la sua feconda attività registica tra Italia, Germania e Austria, paesi nei quali nel corso degli anni, ha diretto decine di allestimenti sia di prosa che di lirica. Già autore di numerose regie per ERT – ricordiamo, tra gli altri, Erano tutti i miei figli di Arthur Miller nel 2002, La brocca rotta di Heinrich von Kleist nel 2003 – Lievi torna a lavorare con il Teatro Nazionale per questo lavoro ambizioso in cui dirige un cast di attori italiani e tedeschi, lavoro che giunge a compimento grazie alla collaborazione con il Teatro di Roma e lo Stadttheater di Klagenfurt (Austria), città che ne ospiterà il debutto assoluto il 5 ottobre 2017, esattamente cinquecento anni dopo il rivoluzionario gesto.

ORCHIDEEE – EMILIA ROMAGNA TEATRO ASSOCIAZIONE

“Ancora posso scrivere d’amore” scriveva il poeta Dario Bellezza, grande amico di Pier Paolo Pasolini morto ucciso dall’Aids. L’orchidea è il fiore più bello ma anche il più malvagio, mi diceva una mia amica, perché non riconosci quello che è vero da quello che è finto. Come questo nostro tempo. In Orchidee c’è, come in tutti i miei spettacoli, il tentativo di fermare un tempo che sto attraversando. Un tempo mio, della mia compagnia, le persone che lavorano ormai da molti anni con me, ma anche un tempo che stiamo attraversando e vivendo oggi tutti noi. Italiani, europei, occidentali, cittadini del mondo. Un tempo confuso dove mi sento, ci sentiamo, in tanti, credo, sperduti… Con la sensazione di aver perduto qualcosa. Per sempre. Forse la fede politica, rivoluzionaria, umana, spirituale. Orchidee nasce anche da un grande vuoto che mi ha lasciato mia madre quando è partita per sempre. Mia madre che dopo i conflitti, le separazioni, avevo rincontrato per ridiventare amici. Io, un po’ più grande un po’ più saggio, lei vecchia ritornata un po’ più bambina. E così il vuoto. Il sentirsi non più figlio di nessuno. Il vuoto dell’amore. Ma Orchidee nasce anche da tanti vuoti da tanti abbandoni. Il vuoto che viviamo nella cultura, nell’essere artisti perduti. Il teatro che spesso sento un luogo diventato troppo polveroso, finto, morto. La menzogna accettata, della rappresentazione teatrale. Ma Orchidee parla anche del bisogno vitale di riempire quel vuoto. Parla del bisogno di ricercare ancora, altre madri, altri padri, altra vita, altre storie. E poi stranamente le parole “importanti” del teatro che volevo abbandonare mi sono ritornate addosso e hanno ritrovato un loro senso nuovo, incastrate con la mia vita. E anche la mia vita forse è diventata con quelle parole, la vita di tanti altri. Credo che Orchidee rappresenta per me quel bisogno vitale, incontenibile, di continuare ancora nonostante tutto a scrivere, a parlare dell’amore.

FONDAZIONE PICCOLO TEATRO DI MILANO – TEATRO D’EUROPA: “LE DONNE GOLOSE”

In una Venezia anomala, scura, silenziosa, sullo sfondo di uno strano Carnevale, Goldoni racconta la storia di due famiglie alle prese con la dipendenza dal gioco, e di una vedova, che di quei giochi regge le fila. In un turbine di equivoci, gelosie, momenti di comicità alternati a pagine drammatiche, Goldoni dipinge il quadro di una borghesia corrotta e impoverita, in una Serenissima al tramonto.

Torna in scena dopo il grande successo della scorsa stagioneLe donne gelose, con la regia di Giorgio Sangati. Prima commedia scritta da Goldoni interamente in veneziano, racconta la vita in un quartiere della Serenissima dove, negli ultimi giorni di Carnevale, un microcosmo decadente di bottegai e mercanti si rovina al tavolo da gioco, nelle penombre del Ridotto.
«È un mondo chiuso – spiega Sangati – claustrofobico, senza contatti con l’esterno. I rapporti umani sono miseri, ipocriti; le relazioni corrose, ammuffite, perennemente condizionate da motivi economici; l’intimità è squallida, segnata da insulti e botte. Imperano il culto del denaro e una fiducia ossessiva nell’azzardo: solo la sorte infatti può alleviare l’angoscia di (ri)cadere nella miseria, ma si tratta di un sollievo temporaneo per un mondo dal destino ormai segnato. Nessuno lavora, ma le energie si sprecano, tutti si affannano, si inseguono, si consumano, senza trovare una via d’uscita, come in un labirinto in cui si gira a vuoto e si ritorna sempre al punto di partenza». In una Venezia anomala, scura, silenziosa, a tratti surreale, sulle note del “tema della follia”, gli intrighi della vedova Lugrezia scompaginano e ricompongono le esistenze di due nuclei familiari, in un vortice di equivoci grottesco, dove la risata ha il colore nero della farsa.

PRE AMPLETO – TEATRO DI ROMA

“Il potere a questo serve: a continuare a comandare”. Questa è una delle battute che Gertrude pronuncia per convincere un malandato Re Amleto a prendere l’unica decisione che le pare giusta. Il potere assoluto dei regnanti, cui il testo si ispira trattando di quel che accade prima dell’Amleto di Shakespeare, fino all’apparizione del fantasma di re Amleto, è oggi riscontrabile solo nelle dinamiche della mafia. A quelle si ispira la scrittura: parole come dignità, onore, rispetto, sembrano ormai relegate ad un mondo che conserva la struttura dittatoriale di uno che comanda e di altri che eseguono. Re Amleto è malato: non ha più memoria. Non ricorda niente, nemmeno chi sia sua moglie, né chi sia suo figlio Amleto, né tantomeno a quale faccia corrisponda suo fratello Claudio. Non ricorda niente ma comanda ancora, ha ancora potere di vita e di morte su tutti, come un capomafia. Indagare su quel che può accadere prima dell’Amleto significa scoprire sfaccettature dei personaggi che nel testo scespiriano rimangono solo alla fantasia dello spettatore. Perché Claudio e Gertrude decidono di spodestare Re Amleto? Perché Amleto non riesce a proteggere suo padre? È proprio vero che Re Amleto appare a suo figlio come un fantasma, o non è piuttosto ancora una volta il puro meccanismo del teatro a far credere ad Amleto che suo padre sia morto?

Ovviamente, la perdita continua della memoria produce nel personaggio del Re una tenerezza e una forza comica che sono parti centrali del testo, accompagnate dalla presenza di Polonio, consigliere timoroso, sempre indeciso, pronto comunque ad “accorrere in soccorso dei vincitori”, come molte figure di questa Italia. Il testo prova a mettere di fronte allo spettatore questi personaggi nell’atto di prendere la decisione che cambierà le vite di tutti. Mostra i retroscena dei rapporti interni ad un gruppo stretto dal vincolo familiare, che diventano lo specchio di quanto il comportamento umano possa distorcersi nella rincorsa ossessiva del potere.

ROMEO E GIULIETTA – PRODUZIONE KHORA

Il dramma shakespeariano verte sull’angosciante susseguirsi di eventi che si oppongono all’unione dei due innamorati: Romeo Montecchi e Giulietta Capuleti, rampolli delle due famiglie più potenti della città di Verona.

KHORA teatro intende proseguire nel solco di altri fortunati allestimenti shakespiriani come “Amleto”, “La dodicesima notte” e del recente “Rosencrantz e Guildenstern sono morti” nei quali all’alto gradimento del pubblico ha fatto riscontro l’interesse della maggiore critica nazionale, dando continuità al progetto di portare in scena grandi classici del teatro, rivolti ad un vasto pubblico popolare, pur strizzando come sempre l’occhio nel confezionamento editoriale alle nuove generazioni.

MACHBETH – TEATRO DEGLI ILLUMINATI – MILANO

Il Macbeth parla di un mondo esterno in guerra, dove caratteristiche come efferatezza e sete di sangue, al pari del coraggio, sono ritenute virtù, in quanto preservano il mondo interno della corte, una società patriarcale civilizzata regolata da leggi divine.
 La violenza che si applica all’esterno non vale per l’interno, altrimenti tutto salta e tra il dentro e il fuori non c’è più differenza, tutto diventa guerra. Macbeth sceglie di portare la violenza all’interno.

L’HOTEL DEL LIBERO SCAMBIO – COMPAGNIA UMBERTO ORSINI

Feydeau racconta i vizi dei suoi contemporanei del 1894, che sono anche i nostri vizi. Anzi, a distanza di un secolo quei vizi si sono ingigantiti clamorosamente… Come tutti i grandi autori sa respirare il proprio tempo, sa descrivere il profondo dell’animo umano che è sempre lo stesso anche a distanza di più di cento anni… riprende i topos della commedia antica e li trasforma in personaggi contemporanei, le maschere antiche e della commedia dell’arte diventano personaggi credibili che possiamo incontrare ogni giorno per strada….
Una capacità di inventare meccanismi farseschi precisi, perfetti, dove l’esattezza del gesto e delle battute sono fondamentali per la buona riuscita di questo impianto drammaturgico.

LEHMAN TRILOGY

160 anni di storia di una delle famiglie più potenti d’America, i Lehman, sono al centro del testo di Stefano Massini scelto da Luca Ronconi: dall’America schiavista alla New York post 11 settembre, rivive in scena la storia di un Paese e dei profondi mutamenti, sociali prima ancora che economici, che hanno influenzato il mondo globalizzato. D’intesa con l’autore, Luca Ronconi ha suddiviso i tre capitoli della Trilogia (Tre fratelli, Padri e figli, L’immortale) in due parti.

IL GIUOCO DELLE PARTI – COMPAGNIA UMBERTO ORSINI

La drammaturgia è firmata da Orsini, Roberto Valerio (che cura anche la regia) e Maurizio Balò (autore della scenografia). In questo allestimento l’opera di Luigi Pirandello, invece dei consueti tre atti, viene rappresentata in un atto unico della durata di circa un’ora e mezza.

IL PREZZO

Qual è “Il Prezzo”? È quello che ognuno di noi paga per vivere. IL PREZZO DI ARTHUR MILLER, NUOVA PRODUZIONE 2015/16, ORA IN TOURNÉE IN TUTTA ITALIA. COMPAGNIA UMBERTO ORSINI

CALDERON -TEATRO DELLA TOSCANA

Federico Tiezzi e Sandro Lombardi firmano Calderón, la tragedia in versi scritta da Pier Paolo Pasolini nel 1967 e pubblicata nel 1973. Il poeta di Casarsa si ispira al capolavoro del grande tragediografo spagnolo del “Secolo d’oro” Pedro Calderón de la Barca (1600-1681), La vita è sogno. Non mutano i nomi dei personaggi centrali (Basilio, Sigismondo e Rosaura), mentre molto diverse sono situazione, trama, ambientazione.

MADAME BOVARY – KHORA

Se pensate che la Emma di Flaubert non possa essere rappresentata a teatro con la stessa angoscia e la stessa frustrazione che fuoriescono dalle pagine del romanzo vi sbagliate!

La riscrittura – con sfumature ironiche – di Letizia Russo segue il testo originale e ci narra i desideri repressi della donna che cerca conforto negli amori frivoli e bugiardi di individui sconosciuti e la voglia di ricchezza e agiatezza che allontanano Emma dalla felicità familiare, logorandola fino alla morte. Assolutamente da vedere.

LE VOCI DI DENTRO – FONDAZIONE PICCOLO TEATRO DI MILANO – TEATRO D’EUROPA

Rappresentata per la prima volta nel 1948 al Teatro Nuovo di Milano, di fronte a un pubblico severo e immobile, che applaudì due sole volte, a Roma al Teatro Eliseo l’anno successivo la commedia ebbe immediato e largo successo. Scritta in “diciassette ore”, la commedia, tra le più “dure” di Eduardo, è una perfetta lezione su come il comico sia di fatto una conseguenza del drammatico: in una Napoli oscura e miserabile, tra le macerie della guerra, si sviluppa un incubo dai tratti e dagli esiti grotteschi, nel quale i personaggi, carichi di umanità ferita e incapaci di ascolto reciproco, si svelano nei loro lati ipocriti e cattivi. Porcacchia Trasporti Teatrali: lo spettacolo teatrale in Italia per noi è davvero IMPORTANTE…ne curiamo la sua “itineranza”!

 

THE COUNTRY – FONDAZIONE TEATRO STABILE DELL’UMBRIA

Martin Crimp è considerato uno dei più interessanti drammaturghi contemporanei, con grande controllo e intelligenza teatrale offre una visione critica della società postmoderna geniale e convincente. Al debutto inglese di questa enigmatica e affascinante commedia ha conquistato straordinari consensi di pubblico e critica. Porcacchia Trasporti Teatrali e il Teatro: un connubio perfetto!

ORCHIDEE

L’orchidea è il fiore più bello ma anche il più malvagio, perché non riconosci quello che è vero da quello che è finto. Come questo nostro tempo. E questa opera vuole essere un Tentativo di fermare il tempo: un tempo confuso in cui tutti ci sentiamo un pò sperduti…Orchidee nasce anche da tanti vuoti da tanti abbandoni…ma anche dalla voglia di riempire quel vuoto, di ricercare altre storie e soluzioni…..Noi di Porcacchia Trasporti Teatrali siamo orgogliosi di aver curato il trasporto di questo grande successo teatrale.

DOPO LA BATTAGLIA – EMILIA ROMAGNA TEATRO FONDAZIONE

Dopo La Battaglia: Premio Ubu 2011 come miglior spettacolo dell’anno. Un Viaggio visionario, sulla soglia di una sequenza di quadri. La compagnia Delbono ricrea un luogo fisico e mentale da cui scappare ma anche ritrovarsi; piangere e ridere; urlare e stare muti; giocare ed essere seri…. Anno 2014: Porcacchia Trasporti Teatrali continua a curare i Trasporti dei migliori spettacoli teatrali Italiani! All’ E.R.T. – Emilia Romagna Teatro Fondazione.

 

NATALE A CASA CUPIELLO – PICCOLO TEATRO DI MILANO

Famosa Commedia scritta negli anni ’30: NATALE A CASA CUPIELLO. Si tratta di un’ originale rilettura di questo capolavoro eduardiano… Fausto Russo Alesi e la sua capacità di reinterpretare questa grande opera, andando in scena da solo…

SERVO DI SCENA – TEATRO DE GLI INCAMMINATI

Servo di scena è uno dei più celebri testi teatrali di Ronald Harwood, che curò anche l’adattamento cinematografico dell’omonimo film di culto di Peter Yates, del 1983, interpretato da Albert Finney (premiato al Festival di Berlino) e da Tom Courtenay (cinque candidature agli Oscar). Ed è naturalmente un testo ritagliato ad hoc sulla figura di un attore di grande carisma. Si tratta di un appassionato omaggio al teatro e alla sua gente, nonché perfetta ricostruzione d’epoca che fa da cornice agli ultimi successi di un grande attore, ormai al tramonto, il quale deve la sua sopravvivenza alle cure e alle attenzioni costanti del suo umile servo di scena. Scritta in un linguaggio affascinante, tipico dello stile della commedia inglese, affronta con tono ironico le rocambolesche vicende di una precaria compagnia di provincia, che si dipanano tra camerini e palcoscenico, quale sublime metafora della vita del teatro di ogni tempo. Porcacchia Trasporti Teatrali: onorate di curarne il trasporto ….

IL TEATRANTE – TEATRO DE GLI INCAMMINATI

Il Teatrante: Franco Branciaroli , regista e attore di questa commedia, ha mandato letteralmente il pubblico in visibilio! Commedia dall’ eloquenza trombona, filosofismi, odio cosmico…un successo a  cui, noi di Porcacchia Trasporti Teatrali, possiamo dire di aver dato il nostro piccolo contributo!

“I PROMESSI SPOSI” DI MICHELE GUARDI’ – EUROPA EUROPA SRL

Lo spettacolo, che ha registrato dal suo debutto oltre 3 milioni di spettatori per un totale di oltre 300 repliche, rilegge in chiave moderna il più classico dei testi delle letteratura italiana celebrandone valori storici, poetici e umani, e una spettacolare scenografia con otto enormi carri mobili, proiezioni, ed effetti speciali, riporta lo spettatore a vivere le suggestive atmosfere manzoniane. Un evento celebrativo pieno di suggestioni storiche, poetiche e umane. La vicenda è nota, ed i tempi in essa presenti sono contemporanei e moderni: amore, potere, giustizia e fede. Scritta e rielaborata con attenzione speciale alla stesura manzoniana l’opera ha ottenuto il Patrocinio morale della Società Italiana degli Autori ed Editori “per l’elevata qualità artistica-spettacolare, la precisa aderenza della stesura letteraria al romanzo del Manzoni nonché per la forte carica emotiva che l’opera è capace di suscitare nel pubblico”.

“7 MINUTI” CON OTTAVIA PICCOLO

Produzione Fondazione Teatro Stabile dell’Umbria, Teatro Stabile del Veneto e ERTFondazione Emilia Romagna Teatro.

“ENRICO IV” CON FRANCO BRANCIAROLI

Produzione Teatro de gli Incamminati e CTB Teatro Stabile di Brescia.

“DON GIOVANNI” CON ALESSANDRO PREZIOSI

Teatro Stabile Abruzzo – Produzione Khora Srl

ODISSEA – KHORA

L’Odissea nell’allestimento di khora.teatro si conferma come un modello di intrattenimento che sfrutta un classico, dunque un libro per tutti per trattare contenuti particolarmente attuali e si apre inoltre alla fruizione di un pubblico molto eterogeneo.

UNA GIOVINEZZA ENORMEMENTE GIOVANE DI GIANNI BORGNA

Ispirato ai testi di Pier Paolo Pasolini.Produzione: Teatro Stabile del F. V. Giulia,in collaborazione con Mittelfest 2013, con il sostegno della Fondazione CRTrieste. Interpreti: Roberto Herlitzka.

UN MARITO IDEALE – COMPAGNIA UMBERTO ORSINI

Un marito ideale” è sicuramente la migliore commedia di Oscar Wilde, la commedia in cui riesce meglio a fondere una trama seria e la leggerezza della sua scrittura.COMPAGNIA UMBERTO ORSINI.

NOVE – COMPAGNIA UMBERTO ORSINI

Lo spettacolo si compone di NOVE frammenti. Non sono sketch o schizzi, sono invece commedie concentrate in dieci minuti.COMPAGNIA UMBERTO ORSINI.

GOBBO DI NOTREDAME – COMPAGNIA DELLA RUPE

La Compagnia della Rupe, ormai composta da circa di 70 persone, è riuscita in questi ultimi anni a imporsi sulla scena artistica territoriale dando nuovo impulso al teatro musicale…

In una Parigi medievale, gotica e tumultuosa, che ha come sfondo la cattedrale di Notre-Dame, prende il via la tragica storia di Quasimodo…

LA LEGGENDA DEL GRANDE INQUISITORE

La leggenda del Grande Inquisitore”, da “I fratelli Karamazov”, di Fëdor Michajlovič Dostoevskij, con Umberto Orsini e Leonardo Capuano, regia di Pietro Babina

 

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