STAGIONE TEATRALE 2018 – 2019

Continua la nostra collaborazione con le compagnie teatrali di tutta Italia …

Continuano i nostri viaggi itineranti per l’Italia e per l’Europa….

Una grande soddisfazione e orgoglio ci accompagna …

Ci sentiamo parte integrante di un successo e una collaborazione che dura da anni

COMPAGNIA UMBERTO ORSINI – “IL COSTRUTTORE SOLNESS”

Capolavoro della maturità di Ibsen, è la storia di un uomo, che vorrebbe fermare l’inesorabile scorrere degli anni e avere una nuova occasione di felicità, ma resta vittima della propria ambizione e del senso di colpa.

COMPAGNIA ORSINI – “IL GATTO”

Da quattro anni i coniugi Émile e Marguerite non si parlano. La comunicazione tra loro è affidata a feroci bigliettini. La data di nascita del loro silenzio coincide con il giorno della morte dell’amato gatto di Émile. Convinto che sia stata Marguerite ad avvelenarlo, Emile, colto da un attacco d’ira, si avventa sul pappagallo di lei e gli strappa a sangue le variopinte penne….

“LA GIOIA”

Ogni spettacolo può essere un viaggio, un attraversamento di situazioni, stati d’animo, intuizioni diverse, che ti colgono di sorpresa. La recita di ogni sera non è più recita, ma è un rito, è un apparire e un gesto unico che lega chi agisce a chi guarda, in un comune respiro. Fare uno spettacolo sulla gioia vuol dire cercare quella circostanza unica, vuol dire attraversare i sentimenti più estremi, angoscia, felicità, dolore, entusiasmo, per provare a scovare, infine, in un istante, l’esplodere di questa gioia…

COMPAGNIA UMBERTO ORSINI – “L’ALLEGRA VEDOVA”

In uno spazio essenziale, accompagnata da un prezioso ensemble strumentale, un quartetto composto da chitarra, fisarmonica, flauto traverso e contrabbasso, Maddalena Crippa, nella doppia veste di narratrice e cantante, racconta la storia e interpreta le canzoni de “La Vedova Allegra”, evocando con leggerezza e divertimento le atmosfere dei cabaret berlinesi e dei cafè chantant parigini. Alternando le parti recitate, frammenti di dialoghi e monologhi tradotti dal libretto originale di Leon Stein e Victor Leon, alle parti cantate, arie e duetti, l’attrice si sdoppia e dà voce e carattere sia ad Anna Glavari che al principe Danilo.

TEATRO DEGLI INCAMMINATI – “I MISERABILI”

Un miserabile : un galeotto, uno che vive nei sotterranei più impenetrabili della società , non è quasi più un uomo. E il nostro presente è pieno di uomini così: i poveri, coloro che non hanno niente, che non possono contare sul futuro, che non hanno scorte da consumare e possono sperare solo nella piccola fortuna che potrà garantire loro un altro giorno, un’altra ora. In questa terra di nessuno, buoni e cattivi si mescolano, non ci sono valori che li possano distinguere: solo fatti, casi, eventi.

TEATRO STABILE DELL’UMBRIA – “IL MAESTRO E MARGHERITA”

Un eterogeneo gruppo di attori dà vita alle magiche e perturbanti pagine di Michail Bulgakov; faremo palpitare i nostri cuori dando corpo ad una delle più strazianti e straordinarie storie d’amore della letteratura, quella tra il Maestro e Margherita e quel loro rimanere fatalmente impigliati, imprigionati quasi, l’uno nel corpo e nella mente dell’altra. 

PICCOLO TEATRO DI MILANO – “TRAGEDIA DEL VENDICATORE”

Per la sua prima produzione al Piccolo e in Italia, l’inglese Declan Donnellan, maestro della regia shakespeariana, sceglie La tragedia del vendicatore del giacomiano Thomas Middleton: intrighi, corruzione, lussuria, narcisismo e brama di potere in una corte del Seicento spaventosamente contemporanea.

PICCOLO TEATRO DI MILANO – “ELVIRA”

Torna in scena lo spettacolo che Toni Servillo ha tratto dalle sette lezioni di Louis Jouvet all’allieva prediletta Claudia (Petra Valentini), intorno al personaggio di Elvira nel Don Giovanni di Molière.

Sul palcoscenico di un teatro chiuso, maestro e allievi lavorano appassionatamente su un classico del teatro, il Don Giovanni di Molière. Vanno in cerca della verità dell’interpretazione fino all’istante in cui l’attore comprende di essere arrivato al cuore del suo personaggio, di averlo compreso e di poterlo restituire con autenticità.

Oggetto dell’esercitazione è la seconda scena di Elvira, il momento in cui l’infelice innamorata del grande seduttore giunge in scena e lo implora di pentirsi, perché solo così avrà salva l’anima.

COMPAGNIA MAURI STURNO – “I FRATELLI KARAMAZOV”

La famiglia Karamazov devastata da litigi, violenze, incomprensioni, da un odio che può giungere al delitto, oggi come oggi appare, purtroppo, un esempio di questa nostra società così incline all’incapacità di comprendersi e di aiutarsi. Anche il sentimento dell’amore spesso viene distorto in un desiderio insensato di violenza. Così sono i Karamazov – Così siamo noi? Ma Dostoevskij è un grande poeta dell’animo umano e anche da una terribile storia riesce a donarci bellezza e poesia. (Glauco Mauri)

KHORa – “IL GIORNO DEL MIO COMPLEANNO”

Il giorno del mio compleanno (So here we are) è un racconto di ciò che può accadere quando sembra che nulla accada. Lo spettacolo è uno sguardo compassionevole su una storia di amicizia e di coraggio: cinque giovani alle prese con la loro lotta quotidiana per diventare grandi. Una generazione intrappolata. È uno scenario di provincia quello raccontato, dove il calcio ha un ruolo socializzante nella vita degli esseri umani e assume la qualità “universale” di grande livellatore di cultura e classe sociale. Il testo cattura il paradosso della vicinanza di un gruppo di ragazzi che si conoscono da quando erano bambini ma che adesso si trovano in qualche modo estranei come dei giovani adulti. Silvio Peroni

ASSOCIAZIONE TEATRO DI ROMA – “MARAMEO AL COLOSSEO”

La Piccola Compagnia del Piero Gabrielli porta in scena Roma raccontata attraverso le storie di Gianni Rodari con Marameo al Colosseo. Rime leggere e soavi, per grandi e piccini, racconti che hanno la capacità di far scoprire la città con occhi nuovi, guidati dalla fantasia. Dal Colosseo, al caos del centro, tutto può apparire diverso: è possibile evadere dalla realtà e immaginare di stare su un prato di campagna o credere di possedere un robot domestico che risolva le incombenze di ogni giorno. 

COMPAGNIA MAURI STURNO – “EN ATTENDANT BECKETT”

Un percorso multimediale ideato 

da Glauco Mauri e Roberto Sturno 

con la collaborazione di Andrea Baracco 

musiche originali di  Giacomo Vezzani

ASSOCIAZIONE TEATRO DI ROMA – “MOSTRA SCENA MADRE”

“Scena Madre”, mostra sulla storia della scenotecnica e dell’archittetura teatrale A  cura di Valeria Piasentà, Massimo Voghera, Claudia Esposito, prodotta dall’ Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, da tempo impegnata nell’opera veramente intrigante di riprodurre e riattualizzare i meccanismi e le tecniche della storia della scenografia, sotto la spinta del presidente Lorenzo Alfieri e del direttore Salvo Bitonti. 

TEATRO STABILE DEL VENETO – ENTE CARLO GOLDONI – “LE BARUFFE CHIOZZOTTE” TOURNET IN RUSSIA – MOSCA

Lungo una strada di Chioggia, davanti alle rispettive case siedono da una parte Madonna Pasqua e Lucietta e dall’altra Madonna Libera, Orsetta e Checca, tutte intente a ricamare e cucire mentre gli uomini sono in mare a pescare.

Lucietta: “Creature, cossa diséu de sto tempo?

Questa la prima battuta della commedia e da subito il tempo atmosferico e psicologico si intrecciano. Le Baruffe sono l’ultimo testo di Goldoni….

COMPAGNIA UMBERTO ORSINI – “COOPENAGHEN”

A diciotto stagioni dalla rivelazione della prima versione per l’Italia, Umberto Orsini, Massimo Popolizio e Giuliana Lojodice ridanno vita e personalità al trio dei protagonisti di Copenaghen, avvincente dramma storico-scientifico del commediografo britannico Michael Frayn.
Una nuova co-produzione riporta in scena in un nuovo tour nazionale, il formidabile duello verbale, su due fronti bellici contrapposti, fra i fisici Niels Bohr e Werner Heisenberg, alla vigilia del devastante uso della bomba atomica.

In un luogo che ricorda un’aula di fisica, immersi in un’atmosfera quasi irreale, tre persone, due uomini e una donna, parlano di cose successe in un lontano passato, cose avvenute tanto tempo prima, quando tutti e tre erano ancora vivi. Sono Niels Bohr (Orsini), sua moglie Margrethe (Lojodice) e Werner Heisenberg (Popolizio). Il loro tentativo è di chiarire che cosa avvenne nel lontano 1941 a Copenaghen quando improvvisamente il fisico tedesco Heisenberg fece visita al suo maestro Bohr in una Danimarca occupata dai nazisti. Entrambi coinvolti nella ricerca scientifica, ma su fronti opposti, probabilmente vicini ad un traguardo che avrebbe portato alla bomba atomica, i due scienziati ebbero una conversazione nel giardino della casa di Bohr, il soggetto di quella conversazione ancora oggi resta un mistero e per risolverlo la Storia ha avanzato svariate ipotesi. L’asse portante attorno al quale ruota lo spettacolo è dunque il motivo per cui l’allievo andò a Copenaghen a trovare il suo maestro. Essendo Heisenberg a capo del programma nucleare militare tedesco voleva, in nome della vecchia amicizia, offrire a Bohr, che era mezzo ebreo, l’appoggio politico della Gestapo in cambio di qualche segreto? O al contrario essendo mosso da scrupoli morali, anche se tormentato dalle
conseguenze che sarebbero potute ricadere sul destino della sua patria martoriata e che lui amava pur non essendo nazista, tentava di rallentare il programma tedesco fornendo a Bohr, che era schierato con gli alleati, informazioni sull’applicazione dei fondamenti teorici della fissione? Su questi presupposti l’autore da vita ad un appassionante groviglio in cui i piani temporali si sovrappongono, dando un valore universale alle questioni poste dai protagonisti. Fatto sta che le diverse ipotesi fatte all’epoca vengono qui enunciate una dopo l’altra e quindi vengono messi in scena diversi incontri tra i due fisici, con diversi andamenti. Viene quindi a tradursi metaforicamente, come struttura portante dell’impianto drammaturgico, quel Principio di Indeterminazione e di
Complementarietà pronunciati molte volte nella pièce e così determinanti per l’elaborazione della teoria della relatività ad opera di Einstein. Non è possibile una sola verità oppure una sintesi efficace delle diverse verità perché una verità è semplicemente un punto di vista, il punto di vista di chi l’ha enunciata. Tutto è umano, niente è assoluto. Si possono avere solamente risposte indeterminate e quindi la somma degli scenari possibili è ciò vale anche per quell’incontro tra i due fisici. Il Novecento, così come la vita umana sono fatti di tante zone grigie, di tanto silenzio, ma finché esisterà l’uomo si cercherà sempre, in mezzo al vuoto che ci circonda e alla polvere sollevata, la traccia rarefatta di una particella di chiarezza e di verità che, comunque, ci salverà. Inutile dire che il grande valore del testo di Frayn, divenuto ormai un classico contemporaneo del teatro, non sarebbe emerso in modo così mirabile senza un trio di attori di grande spessore che sanno mettere la evidenza i diversi piani di lettura e interpretare i personaggi dando risalto alle loro infinite sfaccettature psicologiche.

 

KHORA – “VAN GOGH L’ODORE ASSORDANTE DEL BIANCO” 

Le austere e slavate pareti di una stanza del manicomio di Saint Paul. Come può vivere un grande pittore in un luogo dove non c’è altro colore che il bianco? È il 1889 e l’unico desiderio di Vincent è uscire da quelle mura, la sua prima speranza è riposta nell’inaspettata visita del fratello Theo che ha dovuto prendere quattro treni e persino un carretto per andarlo a trovare …
Attraverso l’imprevedibile metafora del temporaneo isolamento di Vincent Van Gogh in manicomio, interpretato da Alessandro Preziosi, lo spettacolo di Khora.teatro in coproduzione con il Teatro Stabile d’Abruzzo, che si avvale della messa in scena di Alessandro Maggi è una sorta di thriller psicologico attorno al tema della creatività artistica che lascia lo spettatore con il fiato sospeso dall’inizio alla fine.
Il testo vincitore del Premio Tondelli a Riccione Teatro 2005 per la “…scrittura limpida, tesa, di rara immediatezza drammatica, capace di restituire il tormento dei personaggi con feroce immediatezza espressiva” (dalla motivazione della Giuria n.d.r.) firmato da Stefano Massini con la sua drammaturgia asciutta ma ricca di spunti poetici, offre considerevoli opportunità di riflessione sul rapporto tra le arti e sul ruolo dell’artista nella società contemporanea.

KHORA – “UNO ZIO VANJA”

Il 26 ottobre del 1899 Anton Čechov fa rappresentare al Teatro d’arte di Mosca “Zio Vanja”, oggi considerato uno dei drammi più importanti dello scrittore di Taganrog.
Protagonista dei quattro atti originali è Ivan Petrovic Voiniskij, zio Vanja appunto, che per anni ha amministrato con scrupolo e abnegazione la tenuta della nipote Sonja versandone i redditi al cognato, il professor Serebrjakov, vedovo di sua sorella e padre di Sonja. Unica amicizia nella grigia esistenza di Vanja e di Sonja è quella del medico Astrov, amato senza speranza da Sonja.
Per il resto sono tutti devoti al professori, che credono un genio. Serebrjakov si stabilisce con i due, insieme alla seconda moglie, Elena. Le illusioni sono presto distrutte: alla rivelazione che l’illustre professore è solo un mediocre sfacciatamente ingrato, zio Vanja sembra ribellarsi: in un momento d’ira arriva a sparargli, senza colpirlo. Nemmeno questo gesto estrema modifica il destino di Vanja e di Sonja, che riprendono la loro vita rassegnata e dimessa, sempre inviando le rendite della tenuta al professore tornato in città con la moglie.
Lo stile di Cechov, semplice e sobrio, modellato sulla tragicomico quotidiano restituisce con fascino irripetibile e struggente, le complesse sfaccettature dell’esistenza umana anticipando e influenzando tutti i motivi successivi della drammaturgia occidentale europea e nordamericana.
L’adattamento di Zio Vanja di Letizia Russo, nel rispetto della linea editoriale di Khora.teatro, ha l’obbiettivo di riavvicinare il pubblico ai classici della storia del teatro facendo perno su precise note di contemporaneità della scrittura cecoviana per esaltarne la straordinaria attualità creativa. La regia di Vinicio Marchioni, attorniato da un cast di creativi di comprovata qualità artistica e professionale, prende le mosse da un profondo studio del mirabile meccanismo drammaturgico dell’originale, per restituirne pienamente il dovuto spessore culturale.

COMPAGNIA MAURI STURNO  – “EDIPO”

“Alla fine del suo lungo cammino Edipo comprende se stesso, la luce e le tenebre che sono dentro di lui, ma afferma anche il diritto alla libera responsabilità del suo agire. Edipo è pronto ad accettare tutto quello che deve accadere ed è pronto a essere distrutto purché sia fatta luce. Solo nell’interrogarci comincia la dignità di essere uomini. È questo che Sofocle con la sua opera immortale dice a tutti noi. Convinti che il Teatro sia un’arte che può e deve servire “all’arte del vivere” affrontiamo queste due opere classiche per trovare nelle radici del nostro passato il nutrimento per comprendere il nostro presente, questo è il nostro impegno e il nostro desiderio.” A distanza di vent’anni la Compagnia Glauco Mauri Roberto Sturno torna a mettere in scena i due capolavori di Sofocle: due i testi rappresentati nella stessa serata, due i registi e due le ambientazioni scenografiche.

COMPAGNIA MAURI STURNO – “FINALE DI PARTITA”

“Ho sempre considerato Beckett non uno scrittore del teatro dell’assurdo ma un grande poeta della difficoltà del vivere dell’uomo.” Glauco Mauri e Roberto Sturno tornano a Beckett con Finale di partita, testo cardine e paradigmatico del Novecento. Scritto nel 1956 come in molti suoi lavori Beckett, Premio Nobel per la Letteratura del 1969, parla della condizione umana segnata dalla sofferenza e dall’assurdità “dell’essere”. La vita dell’uomo è tragica e infelice, ma “niente è più grottesco del tragico” e “niente è più comico dell’infelicità”. Due grandissimi del teatro italiano si cimentano con uno dei testi più amati e apprezzati del grande drammaturgo irlandese. “È la tragedia del vivere che diventa farsa o è la farsa del vivere che diventa tragedia?” Il teatro continua a interrogarsi e a interrogare.

TEATRO DI ROMA – “RAGAZZI DI VITA”

I giovani di borgata di Pier Paolo Pasolini per la prima volta a teatro.
Dal 26 ottobre all’Argentina di Roma la messa in scena di “Ragazzi di vita”,
primo romanzo del poeta corsaro. Spettacolo che chiude simbolicamente l’anno dedicato a Pasolini a 40 anni dalla sua morte.

EMILIA ROMAGNA TEATRO ASSOCIAZIONE – “VANGELO”

Artista capace, come pochi altri, di sperimentare sulla scena, di lavorare nel solco fertile tracciato tra autobiografia e cronaca, Delbono crea insieme alla sua compagnia, omogenea nella sua disomogeneità, che da anni alimenta la sua ricerca artistica, un lavoro collettivo che trova il suo esito finale derivando suggestioni dal linguaggio poetico e letterario, da quello della danza, come anche da quello cinematografico e musicale.

 

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